Wonder Woman 1984 di Patty Jenkis

In attesa di riuscire a completare la versione di Justice Leauge di Zack Snyder uscita proprio ieri su Sky in Italia, oggi ho deciso di parlarvi del film Wonder Woman 1984, secondo titolo dedicato alla storia di Diana Prince alias Wonder Woman.
Disponibile sulla piattaforma streaming Amazon Prime, al costo di 13,99€, sarà stato in grado di soddisfare tutte le aspettative dei fan? E voi l’avete visto?
Scoprite cosa ne penso nella mia review! Buona lettura.

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Dopo un’introduzione, in cui è possibile rivedere la giovane Diana partecipare a un evento atletico in onore dell’Amazzone Asteria, contro le guerrieri più anziane e che non la vede vincere a causa del sotterfugio usato per cercare di arrivare per prima al traguardo; la narrazione si sposta negli anni ’80.

Esattamente ambientata circa quarant’anni dopo il primo film, ritroviamo Diana a lavorare presso Smithsonian Institution di Washington DC e a compiere segretamente azioni eroiche nelle vesti di Wonder Woman.

Una nuova collega e uno strano manufatto irrompono nella sua vita sconvolgendola più di quanto possa essere immaginabile, e costringendola a fare un percorso personale di crescita strettamente collegato alla gara persa da giovane e alla perdita del proprio innamorato, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Wonder Woman 1984 non è stato molto apprezzato dalla critica, i fan si aspettavano qualcosa in più, hanno criticato la storia, la trama semplice e insulsa, insomma hanno sparato a raffica sulle critiche.
Non mi sorprende tale reazione, e sicuramente mi sono chiesta se ho visto lo stesso film, dal momento che io non ho notato tutti questi aspetti negativi, anzi devo far un applauso e un inchino a Patty Jenkis per aver regalato al pubblico una storia profonda e ben strutturata, avvincente e divertente, un film appassionante e indimenticabile.

I desideri sono un’arma a doppio taglio, possono renderci felici, invincibili se realizzati o farci sprofondare nel baratro dell’invidia, della desolazione e dello sconforto se surreali.
Sarebbe bello se potessimo strofinare una magica lampada, farne uscire il genio nascosto al suo interno ed esprimere il nostro desiderio, e l’unica fatica che dovremmo fare è quella di aspettare che diventi realtà: attimi, ore, giorni o anni, non ha importanza; quello che conta è diventi reale e tangibile, soddisfacendo il nostro ego.

E quindi non bisogna avere dei desideri?
Wonder Woman 1984 è incentrato su questo argomento: la doppia natura dei desideri.
Il manufatto con cui viene a contatto Diana, la sua collega Barbara Ann Minerva e che è tanto agognato dall’affarista Maxwell Lorenzano o Max Lord, ha i potere di rendere reali i sogni delle persone, a caro prezzo.
Il prezzo richiesto? Togliere l’essenza del desiderio a un’altra persona per realizzare il proprio.
È giusto? È sbagliato? Entrambe le risposte sono giuste ed errate allo stesso momento, dipende dal punto di vista di chi risponde alla domanda.

Diana così ottiene il ritorno del suo grande amore Steve Trevor, morto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Che cosa le manca nella vita per essere felice per sempre? Apparentemente NULLA. Fino a quando comprende che tenere Steve in vita in un’epoca in cui non può esistere, priva della vita un innocente, un innocente che Wonder Woman ha promesso di proteggere e la costringere a scendere ad un compromesso inaccettabile per la sua natura.
E quindi cosa fare?

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E così per Diana arriva la seconda lezione importante della vita: le scorciatoie e i sotterfugi non aiutano. Da giovane perse la competizione con le Amazzoni anziane, nonostante fosse preparata e in grado di sconfiggerle, e da adulta è costretta a rinunciare ad un amore impossibile ritrovato, lacerando la sua anima.

La sua scelta è di esempio per tutta la popolazione mondiale.
Ovviamente chi non è in grado di rinunciare alla vittoria facile, dovrà affrontare le conseguenze.
E da qui il grande messaggio: sono le nostre scelte che ci rendono chi siamo.
Le debolezze e le insicurezze le abbiamo tutti, anche un’eroina come Wonder Woman, ma quello che ci rende grandi e invincibili sono la coerenza tra il nostro predicare e le nostre decisioni di fare del bene e non causare volontariamente del male agli altri.

Soffriamo con Diana per la sua scelta, ci commuoviamo per le parole sincere con cui si rivolge all’umanità, potrebbe non farlo, lasciarli andare alle conseguenze delle loro scelte, ma lei sa che sono state manipolate, e che hanno bisogno di essere risvegliati dal tortore, di essere guidati verso la verità e lì prendere la decisione più consona alla propria indole.

In questo film ho visto un’eroina che aveva bisogno di sbagliare, di essere egoista, di pensare alla sua felicità per comprendere che la vita non può essere manipolata a proprio piacimento, che non si può cambiare il destino, che a volte accettarlo è più difficile che contrastarlo.
Un lungo percorso interiore alla fine del quale Wonder Woman diventerà la nostra eroina invincibile che tutti amiamo.
L’Amazzone più forte dopo Asteria… ma non siete curiosi di scoprire chi è questa fantomatica Asteria? Io lo so e per svelare il mistero, non vi resta che guardare Wonder Woman 1984 fino alla fine e oltre.

Impariamo a comprendere il film nella sua interezza, non guardiamo in base alle nostre aspettative perché necessariamente ne resteremo delusi.
Wonder Woman 1984 continua la storia di Diana e apre una miriade di possibile teoria sul seguito, e non è assolutamente banale o stupido, è coerente con tutto quello che sappiamo del personaggio e con la sua reinterpretazione e con il processo di svecchiamento, nella nuova era dei Cinecomics.

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E voi cosa ne pensate? Lasciate il vostro parere nei commenti!
Al prossimo film!

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