Trattandosi appunto della prima stagione, la narrazione è molto lenta e prende vigore solo alla fine, e questo permette di conoscere i personaggi principali, le loro storie personali e come i loro mondi si siano incontrati e riuniti in un’unica avventura.
Due le metodologie di narrazione usate.
La storia di Cirilla (Freya Allan) è raccontata al presente, nella sua corsa contro il tempo alla ricerca di Geralt di Rivia. Tra continui flashback si inseriscono The Witcher e la maga Yennefer, legati da un incantesimo, un desiderio o dal puro sentimento non si sa, che senza saperlo si rincorrono, scappano, ma sono destinati a ritrovarsi per un’avventura senza eguali.

Uno stratagemma che punta a tenere incollato il telespettatore allo schermo, a seguire con attenzione, perché tanti sono i dettagli descritti ed è meglio non perderne uno, altrimenti si rischia di non riuscire a fare dovuti collegamenti della storia e le ipotesi su cosa succederà al prossimo episodio.
Tantissimi i riferimenti alle creature magiche e potenti quali fate, elfi, gnomi e draghi, pochi invece su The Witcher che combatte il male, difende gli uomini che lo considerano un mostro da tenere lontano e della cui spada si avvalgono per essere protetti. Chi è? Chi l’ha creato? Qual è il suo posto nell’universo non è dato saperlo, almeno non in questa prima stagione.
Che sia voluto solo per creare suspence?
Qualche informazione in più sarebbe stata gradita, anche per tenere vivo l’interesse e aspettare con ansia la seconda stagione forse prevista per il 2021.
Ovviamente nell’attesa potremmo leggere i libri, ma ricordiamoci che non tutti i telespettatori sono anche lettori.

E voi cosa ne pensate?
Alla prossima!

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