Storia della nostra scomparsa di Jing – Jing Lee

Sono passati 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ma gli orrori, le stragi, la crudeltà, le morti, vivono ancora in chi le ha vissute, in chi ha sperimentato la tortura, la privazione, la perdita.
In Storia della nostra scomparsa un racconto profondo, brutale e torbido della guerra di cui nessuno vuole parlare.

Copia digitale fornita dalla CE ai fini promozionali

Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta.
Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi. Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai.
Quanto è alto il costo della sopravvivenza?
Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.
Con una scrittura poetica e potente, in questo romanzo d’esordio Jing-Jing Lee attinge alla sua storia familiare raccontando la memoria dolorosa e a lungo taciuta di una generazione di donne delle quali è stata per decenni negata l’esistenza: una pagina di storia che troppo a lungo è stata confinata all’oblio.

I ricordi belli, felici e sereni ci rubano un sorriso o una lacrima di commozione quando la nostra mente divaga e si sofferma su di loro, spingendoli a raccontarli, per non dimenticarli, per rivivere le emozioni provate, per allietare l’animo di chi ci ascolta.
E quelli brutti? Quelli che non possono essere confessati? Troppo difficili da spiegare, impossibili da comprendere da chi non ha vissuto la stessa esperienza, irreali per chi non può crederci… che cosa si deve fare con quelli? Dimenticarli è impossibile. Il loro malsano tormento torna sempre a bussare alla porta delle memoria, affondando ancora una volta la lama affilata nella ferita mai rimarginata.
Raccontarli per esorcizzarli non è pensabile.
E allora? Ci si convive. In silenzio, soffrendo e disperandosi ogni qualvolta il pensiero torna a loro, cercando di non farsi sopraffare dalla loro brutalità.

Come faceva la sua mente in quei giorni, scorrendo dal passato al presente, e mescolando ogni cosa.
A volte, mentre guardava il notiziario o lavava i piatti, le si annebbiava la vista e si ricordava di qualcosa successo tanti anni prima.

La storia raccontata da Jing – Jing Lee punta a denunciare dei fatti accaduti che troppo spesso si tende a voler scansare, in quanto verità scomoda da sopportare e impossibile da giustificare.
Eppure è impossibile tacere. Tante sono le vittime innocenti di una crudeltà gratuita e giustificata con la scusa della guerra, che meritano di poter gridare il loro dolore, la loro frustrazione, la paura, al mondo intero affinché non ci si dimentichi di loro, affinché altre barbarie simili siano evitate.

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Avrebbe voluto che finisse di raccontargli la sua storia prima che fosse troppo tardi, prima che esaurissero entrambi il tempo che restava.
Perfino allora, per l’ultima volta, Wang Di scelse la menzogna. Era una ferita rimasta nascosta così a lungo che sarebbe stato troppo penoso, quasi grottesco, scoprirla solo all’ultimo.

Il dolore, la vergogna, il rimorso e la disperazione Wang Di li proverà sempre.
I ricordi dell’orrore l’accompagneranno nei suoi incubi e nelle sue azioni quotidiane.
Raccontarli per raccontare sé stessa, il suo coraggio e la sua storia, così simile a quella di tante altre donne che sono state meno fortunate di lei, non sopravvivendo alla guerra o lasciandosi morire di disperazione.
Diffondere la verità può guarire solo in parte un animo ferito, di certo lo farà sentire meno solo, e aiuterà gli altri a comprenderne il carattere e gli atteggiamenti che potrebbero sembrare bizzarri.
La storia di Wang Di spezza il cuore. Assistere alla brutalità gratuita che distrugge una ragazzina con sogni e speranze per il futuro, che ingannata sopporta sperando di aiutare la sua famiglia, e che vittima viene nonostante tutto giudicata in maniera negativa da chi non conosce la sua storia, dilania il cuore, apre una ferita che a noi non è stata inferta ma che anche da lettori sentiamo e condividiamo.
Non possiamo fare niente per lei, solo assistere con devozione e rispetto al suo racconto che pagina dopo pagina ci stravolge e allo stesso tempo stupisce, in quanto non c’è mai rancore o odio nelle sue parole, ma solo accettazione, speranza, forza e anche amore, sentimenti che hanno alimentato il suo immenso coraggio e la sua determinazione.
Quello che ha subito non l’ha scelto e i suoi carnefici per quanto colpevoli delle loro azioni si dimostrano anche loro vittime della malvagità gratuita che porta con sé la guerra.
Una storia che porta a galla un passato scomodo, un passato che non deve assolutamente essere dimenticato, affinché le vittime di quell’orrore non abbiano sofferto invano e siano mentori per le nuove generazioni, che non sanno e che si spera non debbano mai vivere il tormento della guerra.

Alla prossima!

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