Raccontami di te – Federico Floris

Carissimi amici e lettori, iniziamo la giornata con la recensione del romanzo Raccontami di te di Federico Floris per BookRoad Editore. Ho avuto già modo di leggere in anteprima il libro e in questi giorni l’ho riletto molto volentieri per partecipare all’evento dedicato.
Ringrazio la casa editrice per l’invio del cartaceo e l’autore per la splendida dedica. E voi amici, grazie per essere sempre presenti nel blog e di seguirmi.

E non perdetevi alle 18:30 l’intervista a Federico Floris in diretta sulla pagina Facebook del blog!
Buona lettura.

Copia cartacea fornita dalla Ce ai fini promozionali

Il protagonista di questa storia è un uomo come tutti noi.
Una persona la cui interiorità è stata plasmata dal passato; un vissuto che, ora, si fa di nuovo vivo per presentare il conto.
Per affrontare i fantasmi dell’anima, bisogna parlare: con se stessi, tramite una penna e un foglio bianco, o con qualcun altro.
E proprio le sedute con uno psicologo sono il filo che conduce attraverso il periodo sereno dell’infanzia, i traumi e le difficoltà dell’adolescenza, il desiderio di appartenenza, il rifiuto, l’affetto e l’identità: le tappe fondamentali della vita, fino alla scoperta di se stessi.
Il racconto del protagonista, specchio in cui ognuno può riflettersi, porterà a galla ricordi sopiti, in un’alternanza tra passato e presente che lascerà fiorire la speranza nel futuro.

Malinconia.
Un termine diffuso, usato spesso per giustificare uno stato d’animo di svogliatezza o di rassegnazione di fronte alla vita, di mancanza di entusiasmo, di una presa di posizione che vuole apparire quasi apatica di fronte alle mille sfumature della vita.
Una condizione dietro cui invece si nasconde qualcosa di più profondo. Un malessere spesso sottovalutato, che però esiste, è presente nelle vite di molti e toglie il respiro e sgretola pian piano l’animo.

Il nostro passato è l’unica cosa cui non possiamo sottrarci.
Il futuro è incerto, ma il presente che viviamo è la conseguenza di ciò che siamo stati, abbiamo fatto e subito.
Non c’è persona, droga o luogo che possa cancellarlo.

Ma cosa causa la malinconia? È un elemento genetico che ci viene tramandata generazione dopo generazione o una situazione che si manifesta in seguito a determinate circostanze.

Entrambe.

L’abbiamo vista un po’ tutti magari nelle generazioni che ci hanno precedute il suo manifestarsi. Un esempio può essere il mancato entusiasmo dei nostri nonni di fronte all’evolversi della tecnologia. Un esempio lampante l’introduzione delle video chiamate nell’uso quotidiano dello smartphone al cui uso qualche nonno che non ne ha compreso l’evoluzione avrà commentato: «Ma se vuoi vedere una persona, perché non vai a trovarla fino a casa, invece di guardarla in quel coso piccolo piccolo?» e reazioni simili. (Ho citato mia nonna!)

Altre volte è causata da una sensazione interiore di disagio, che piantana nell’animo in tenera età è cresciuta, maturando e assorbendo le energie del suo ospite.

È questa la storia che ci racconta Federico Floris.
La storia di un sentimento che perversa in ogni essere umano.
Un seme che a volte riesce a sviluppare una pianta malefica in grado di annientare la voglia di vivere, la spensieratezza, la capacità di gioire delle cose semplici, di trovare il bello in ogni cosa che ci circonda.
Un vento che spezza il cuore e lo gela, rendendolo insensibile e arido.

Come si fa per scovarlo e annientarlo? Con un viaggio interiore profondo, analitico e irto di ostacoli.

Andare a spasso nei ricordi, cercando di rivivere determinate situazioni senza filtri, senza omettere o abbellire eventi che ci hanno segnato, ma accettarli nella loro intensa brutalità perché solo in questo modo potremo comprendere ciò che siamo diventati.
Siamo frutto di determinate scelte e situazioni, nostre e degli altri, che ci portano a determinati comportamenti e pensieri.

Raccontarsi senza paura sembra impossibile. La vergogna è dietro l’angolo. La paura di essere additati e giudicati aleggia attorno a noi eppure è inevitabile impedire che accada.
E la malinconia è usata come scudo per giustificare – nella maggior parte dei casi – la nostra malavoglia di affrontare il nostro viaggio dell’eroe.

L’autore invece si libera dalla sua morsa e l’affronta, viaggiando attraverso i ricordi, cercando di comprendere perché la malinconia ha potere su di lui e sulla sua vita.
Domande, risposte e ancora domande, fino a quando tutte le bugie saranno svelate, fino a quando la luce non avrà cancellato il buio, fino a quando l’accettazione e la comprensione di se stesso non sarà completa.

Perché solo attraverso questo lungo viaggio, si può conquistare la felicità e la serenità degne compagne di vita, senza accontentarsi di meri istanti di loop infinito di un ricordo sbiadito.

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Alla prossima review!

Si ringrazia la Casa Editrice Leone Editore per l’invio della copia cartacea omaggio de Il Conde di Joseph Conrad.

Alla prossima review!

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