Nel nome del giglio di Lavinia Fonzi

Carissimi amici e lettori, pronti a leggere una recensione oggi?
Grazie a BookRoad Editore ho avuto la possibilità di leggere Nel nome del giglio di Lavinia Fonzi, romanzo d’esordio dell’autrice e ambientato nella pagina Firenze giacobina. Curiosi di sapere cosa ne penso? Buona lettura!

Copia cartacea fornita dalla CE ai fini promozionali

Firenze, 1798.
Un gruppo di giacobini tenta di rovesciare il Granduca di Toscana. Tra loro c’è Bianca, poetessa ingenua e sognatrice che spera di trovare l’amore della sua vita.
Quando l’affascinante Federico la bacia, crede di aver trovato il ragazzo dei suoi sogni, ma la realtà si rivela amara: il giovane è un abile seduttore, che si diverte a conquistare le ragazze per gioco.
Decisa a dimenticare la delusione amorosa decide di imbarcarsi in una pericolosa missione alla volta di Parigi. Durante il viaggio incontra nuovamente Federico con cui è costretta a collaborare e che li porta a essere molto vicini.
Tra complotti, personaggi celebri e incomprensioni, i due protagonisti dovranno portare a termine la loro missione, che culminerà in una congiura che mira dritta al centro del potere: Palazzo Pitti.

La storia d’amore c’è.
I complotti non mancano.
Un viaggio avventuroso fa da protagonista.
Allora cosa possiamo dire di più del romanzo Nel nome del giglio?

Ci sono tante cose da dire di questo libro, ma non le dirò tutte, altrimenti rischierei di svelarvi la storia e farvi perdere interesse; quindi parleremo delle cose essenziali.

L’autrice ci catapulta nella Firenze del 1798.
Un periodo inquieto per l’Italia e per l’Europa.
La monarchia francese è caduta dopo la rivoluzione, il Regime del Terrore l’ha fatto da padrone e il quadro delle alleanze ha subito forti cambiamenti, agitando gli animi ovunque, soprattuto nella nostra Patria che ha sete di libertà, di giustizia e vuole liberarsi dalle varie occupazione e inizia a pensare alla propria unità.

In questo clima non mancano i sognatori: Bianca.
Bianca sogna l’amore perfetto.
Bianca sogna di diventare una poetessa importante.
Bianca che sogna di liberare la sua città.
E ingenuamente si adopera per realizzare ogni suo sogno.

Ingenua non significa stupida, anzi proprio la sua ingenuità la spinge a sperare nella realizzazione di ogni suo desiderio, a vedere il lato positivo della vita anche quando è introvabile, ma soprattutto a non cedere alla disperazione di fronte alle bastonate della vitta, che le servono da insegnamento e non solo da ostacolo.

Un donna allegra, intelligente, e non sottomessa e ignara del mondo circostante come avrebbe voluto la società.
Una donna ispirata dai grandi scrittori, ma anche dal fervore del padre che la istruisce come sua pari.
Una donna eccentrica forse per il suo tempo, ma che sa vedere le bellezze della sua città, che sa captare il messaggio degli artisti del passato intrinseco nelle loro opere.
Una donna innamorata dell’idea dell’amore, ma che riesce a provarlo pienamente e a comprenderne il significato, trasmettendolo a chi le sta vicino, mostrando a Federico, suo compagno di avventure che si può decidere chi essere, per cambiare e migliorarsi e dare il meglio di se stessi.

Apparentemente una storia semplice e frivola, che solo chi sa leggere oltre le semplici parole riesce a comprendere quel significato che poi tanto nascosto non è, basta avere la sensibilità di ascoltare le parole dell’autrice.

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Alla prossima review!

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