Muori per me di Elisabetta Cametti

Carissimi amici e lettori, che ne dite se iniziamo la settimana con una nuova recensione?
A due anni di distanza, da quando ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare l’autrice Elisabetta Cametti con la recensione al terzo libro della serie dedicata a Katherine Sinclaire – K – Dove il destino non muore; in questi giorni ho avuto il piacere e l’onore di leggere il suo nuovo thriller Muori per me.
Ringrazio l’autrice e il suo ufficio per la fiducia accordata al blog.
Buona lettura!

Muori per me di [Elisabetta Cametti]
Copia ARC fornita dall’Autrice ai fini promozionali

Notte fonda, una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell’assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del lago di Como, insieme a quello di altre quattro donne.
I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l’autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell’arma del delitto. 
Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise.
Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. 
Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell’ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l’impero. 
Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare.

Si dice che un buon thriller per funzionare debba avare le famose tre “S”: Sangue, Soldi & Sesso.
Muori per me di Elisabetta Cametti le ha tutte e in gran dose, ma ha molto di più.
Conoscendo già l’autrice, sapevo che non avrei trovato tra le sue pagine solo un thriller mozzafiato, ma anche denunce sociali e il coraggio di dare la voce a chi non ce l’ha più.
Ginevra è bella, è carismatica, è solare e piace al pubblico. È riuscita a creare una personale community sui social e a essere un esempio da seguire, a dettare legge con un hashtag, a trasformare ogni sua azione in una battaglia contro un male sociale predominante del secolo.

Un animo puro e gentile quello di Ginevra, corrotto dal successo, dal denaro e dal sesso. Un animo che ha perso la sua purezza per scendere a compromessi, per far parte di un modo dorato in cui tutti aspirano vivere, dove ogni desiderio è realizzabile, ogni cosa acquistabile, dove non esistono gli stenti e l’infelicità. Un mondo dove ipocrisia e potere la fanno da padroni.

Puntata trecentoventinove: vinci quando ti liberi di maschere, menzogne e illusioni.
Il futuro è di chi ha il coraggio di indossare solo la verità.

Caduta in un mondo di perversione e apparenza, dove non esiste né il rispetto per se stessi né per la vita umana, Ginevra è costretta a cedere, a scendere al compromesso più infimo che possa essere richiesto ad una donna, perdere il suo animo puro e la sua dignità per non soccombere o per sopravvivere.
Ma Ginevra è cresciuta in montagna. Sa quanto sia difficile la vita, essere sottomessi ai ritmi ciclici dell’alternarsi delle stagioni, a non dare mai niente per scontato, a lottare per la sopravvivenza in un territorio avverso ma in grado di restituire solo ai più coraggiosi benessere e abbondanza.
E allo stesso modo, decide di lottare contro il nuovo mondo che deve chiamare casa e contro il marito e i cognati che è costretta a chiamare famiglia.

E come si può combattere il diavolo in terra? Come si possono combattere ipocrisia, menzogne, apparenze e falsità?
Giocando al suo stesso gioco: attirandolo con l’illusione di aver vinto, di aver sottomesso ogni istinto di ribellione, di aver cancellato ogni volontà e di avere la propria vittima in pugno.
Solo così è possibile conoscere i segreti più intimi del proprio nemico per usarli coraggiosamente per sconfiggerlo, ma soprattutto per proteggere altre vittime, ignare di essere i prossimi bersagli delle sue frecce nere.

Così avevo proposto il claim ” mirar yourself”, nel senso più ampio: specchiati e tira fuori le sfumature che hai dentro.

Muori per me è un thriller che si pone il compito principale di fare denuncia sociale, di affrontare eventi di cronaca nera che nell’ultimo anno sono stati spesso protagonisti dei telegiornali nazionali; lasciando incredulo il pubblico, creando scalpore e ahimè spesso dimenticati in fretta, accantonati perché rattenuti inappropriati o capaci di scovare scheletri nascosti, cui il pubblico non è pronto o non è in grado di gestire.

Eppure ogni singolo elemento, che può sembrare inventato, nel libro di Elisabetta è invece fin troppo reale.
Quanti giovani spopolano sui social, postando qualunque tipo di foto, scattata in qualsiasi situazione pur di avere un like o un follow?
Quanti hater si scagliano contro una persona solo per il gusto di accanirsi contro di lei? Solo per apparire più forti e inattaccabili?
Quante giovani donne vendono la propria dignità e il proprio corpo, illuse dal “papponne” di turno che quella è la strada più breve per ottenere successo e soldi?
Quante donne sono abusate fisicamente o mentalmente dal proprio datore di lavoro, dai familiari o da compagni che le sfruttano per i propri tornaconti, e per proteggere magari i figli subiscono e muoiono vittime di una violenza giustificata poi dal qualche assurdo disagio mentale?
Quante disabili vengono usati per arricchirsi e poi rinchiusi in squallide case di riposo, lasciati a morire?
Devo continuare?
Non finirei mai di elencare tute le atrocità che uomini e donne commettono ogni giorno, giustificandole come male necessario per avere, poi, un bene più grande.

Elisabetta Cametti in Muori per me ci sprona a guardarci allo specchio, a non seguire falsi ideali come un like o un follow sui social, a non accontentarci delle apparenze, a capire che soldi e fama vano e vengono e possono svanire più velocemente della neve al sole, a non farci sottomettere da chi pretende la nostra obbedienza al proprio volere, a lasciare uscire la nostra voce, a ribellarci, ad avere coraggio di guardarci allo specchio e capire chi siamo e chi vogliamo essere.
L’amore non cambia le persone, non fa diventare un uomo violento un docile e bravo compagno o padre di famiglia, la sua vera natura prima o poi emergerà, e nessuna donna deve accettare con devozione uno schiaffo al posto di una carezza, un osso rotto al posto di un regalo o la morte.

Le donne devono avere coraggio.
Siamo nel 2021 e abbiamo lottato per secoli per avere il diritto di votare, di abortire, di divorziare, di avere gli stessi diritti lavorativi e non degli uomini e non dobbiamo sottostare al loro potere.
Non dannifichiamo tutto quello che abbiamo perso nel corso della storia, per essere delle leonesse oggi.
Allo stesso tempo, l’autrice ci sprona a combattere per chi non riesce a ribellarsi a tale malvagità, a proteggere le donne che hanno paura, a essere amiche e complici e mai nemiche, a proteggere i bambini e gli essere innocenti verso cui è rivolta la crudeltà gratuita.

Muori per me, anche se racconta storie di donne forti e determinate, coraggiose e speranzose, è un romanzo per tutti.
Una storia che vuole spingere il lettore a non chiudere l’occhio, a non lasciare passare inosservata l’ipocrisia e a svelare sempre la verità.
Gli uomini e le donne nascono allo stesso modo: liberi, innocenti, puri.
Crescendo impareranno cosa sia giusto e sbagliato e da quale parte stare.
Il male e il bene esistono: siamo noi a scegliere quale natura far crescere nel nostro animo.

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Alla prossima review!

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