Morte apparente di Barbara Abel

Carissimi amici e lettori, il mese di Ottobre inizia alla grande! Morte apparente di Barbara Abel per Leone Editore, da oggi in libreria, un nuovo appassionante thriller che il blog ha avuto il piacere di leggere in anteprima per voi!

Curiosi di sapere cosa ne penso? Allora, non mi resta che augurarvi buona lettura!

Copia cartacea fornita dalla CE ai fini promozionali

Jeanne è in coma da quattro anni a causa di un brutto incidente.
I familiari temono che i medici stiano per arrendersi e staccare le macchine che la tengono in vita.
Tuttavia, una scoperta raccapricciante cambia le carte in tavola: Jeanne è stata stuprata durante la degenza, e ora è incinta.
La famiglia Mercier deve decidere se mettere a repentaglio la vita della figlia facendole portare a termine la gravidanza, o farle abortire il frutto di quell’atto osceno, andando tuttavia contro i precetti religiosi cui sono tanto devoti.
I suoi genitori e suo marito hanno dieci giorni per decidere cosa fare, ma prendere questa decisione riporta a galla problemi passati, sospetti, e conflitti familiari. Vengono a galla tradimenti e bugie, che porteranno uno dei protagonisti a compiere gesti estremi, e le vite di tutti saranno irrimediabilmente sconvolte.

Barbara Abel non scrive thriller convenzionali.
Con Alice prima e Morte Apparente dopo, l’autrice affronta dei casi misteriosi e sconvolgenti all’interno del nucleo familiare, svestendo genitori, figli, fratelli e sorelle di quella maschera di tranquillità, amore reciproco, protezione e conforto che di solito ci si aspetta dai propri congiunti.

Così la famiglia non è più un posto sicuro in cui rifugiarsi.

Le macchine tengono Jeanne in vita.
Macchine più vive di lei.

«Bisogna lasciarla andare mamma» sussurra ancora Charlotte.
«Non posso» ammette la madre con un singhiozzo.
«Bisogna! Se n’è già andata. Quattro anni fa. Non fai altro che trattenere un corpo che non ha più nessuna utilità. E che ha il diritto, anche lui, di trovare pace.»

Una famiglia colpita dalla tragedia di avere una figlia in coma in seguito a un incidente stradale, che lotta per non abbandonarsi alla disperazione della perdita, e cerca di non perdere la speranza in un prossimo risveglio.

Una famiglia che viene colpita da un’ennesima tragedia: Jeanne, la figlia in coma, è vittima in ospedale di violenza sessuale e la sua vita è doppiamente in bilica a causa della gravidanza che ne consegue.

Una famiglia che vuole giustizia, che vuole inchiodare il colpevole, che deve scegliere tra la vita di una figlia amata ormai morta e di un bambino vivo mai voluto.

Una famiglia che nasconde fin troppi segreti.

Chi è il colpevole?
Un familiare o un estraneo?
Basta aspettare la nascita del bambino, eseguire un esame del Dna e incastrarlo.
Indipendentemente dalla scelta della famiglia di lasciare in vita Jeanna o lasciarla libera di sprofondare in un sonno eterno, il molestatore ha i giorni contati, sarà incolpato e consegnato alla giustizia.

È semplicissimo. E allora perché nessuno sa prendere una decisione?

Ogni membro della famiglia sembra avere un motivo personale per spiegare la sua posizione in merito alla scelta da prendere.
E i sospetti aumentano.
Il lettore così è portato ad analizzare ogni parola e gesto dei sospettati; a porsi delle domande di incredulità: possibile che un padre, una madre o un marito possa fare ciò?

Quello che amo di Barba Abel è la sua capacità di descrivere tutte le possibili soluzioni, di narrare contemporaneamente molteplici ipotesi, rendendole ugualmente possibili, ma allo stesso tempo definisce con accuratezza il colpevole, lo rende protagonista senza mai abusare dello spazio che gli concede, ma il lettore è ben consapevole del ruolo che occupa nello storytelling e alla fine, comunque, rimane piacevolmente sorpreso e incredulo della conclusione naturale della storia.

Avendo già letto Alice, ho sospettato sin dall’inizio di… e no, mi spiace non posso dirvi di chi, ma dalla lettura attenta di descrizioni e dialoghi ero arrivata già a metà libro a inchiodare il colpevole.

«Sono io che ho chiamato i soccorsi… Ho richiesto l’autopsia.»
«Non rischio niente.»
«A meno che non ti denunci…»
«Non lo farai!»
«Vuoi scommettere?»… «La crisi cardiaca… sei stata tu?»
«Non dire cavolate!»
«Ti propongo un patto. Non ti lascio possibilità di scelta. Quindi a meno che tu non voglia uccidere anche me, ti prometto che tu non vedrai mai quel bambino. O rifiuti l’offerta, ti denuncio alla polizia e finirai il resto dei tuoi giorni in prigione o procedi con l’aborto di Jeanne. È prendere o lasciare.»

Non per questo la lettura è stata noiosa.
Anzi, posso svelare che i colpevoli in questa storia sono più di uno.
Colpevoli intesi come personaggi che per arroganza, egoismo e altre sfumature caratteriali, hanno compiuto delle azioni per affermare il loro potere e la propria superiorità.

Ogni azione che si compie comporta delle conseguenze. Che siano fatte per proteggere chi si ama, per giusta causa, per proteggersi dalle ingiustizie o dalle azioni degli altri poco conta, alla fine si è chiamati a rispondere delle proprie scelte.
Morte apparente è incentrato proprio sulle conseguenze delle azioni delle persone.
Sfida il lettore a prenderne atto, che siano buone o cattive, qualcuno dovrà subirne le conseguenze.
A volte è un bambino innocente che non ha chiesto di essere concepito come il figlio di Jeanne; volte è un padre che vorrebbe liberare la figlia da una situazione di stallo dove non è né viva né morte e darle la pace che merita come Gilbert.

Chi ha torto? Chi ha ragione? Difficile giudicare le azioni degli altri, perché prima dovremmo trovarci nella loro stessa situazione, ma paradossalmente ci ergiamo comunque a giudici di tali azioni, perché non possiamo stare in silenzio davanti a tanta atrocità.

Per saperne di più, vi consiglio vivamente la lettura di Morte apparente di Barbara Abel.

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Alla prossima review!

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