L’ultima donna di Jacqueline Druga

Carissimi amici e lettori, oggi posso finalmente parlare de L’ultima donna di Jacqueline Druga, un thriller mozzafiato che ho avuto il piacere leggere in anteprima grazie alla collaborazione e disponibilità di Leone Editore, che ringrazio per l’invio della copia cartacea.
Siete pronti a scoprire cosa ne penso? Allora, non vi resta che continuare la lettura.

Copia cartacea fornita dalla CE ai fini promozionali

Faye si sveglia su una pila di corpi in decomposizione senza avere memoria di come ci sia finita. Con molta difficoltà riesce a liberarsi, a raccogliere informazioni e a uscire dallo stadio, la prigione in cui si trovava. Scopre di essere sopravvissuta a un’epidemia di Ards, una misteriosa quanto terribile malattia che ha sterminato in pochissimo tempo la maggioranza della popolazione mondiale. Nel suo viaggio di ritorno verso casa, in uno scenario segnato dalla morte e dall’abbandono, incontrerà Dodge, un uomo dalle grandi qualità. Con il suo aiuto riuscirà a ricordare il suo tragico passato e a ritrovare la speranza nel futuro.

Un virus mortale. Il genere umano è in pericolo. Lei è l’unica sopravvissuta.

Una frase del genere, oggi in Italia e nel mondo mette paura, non perché sia una profezia, ma perché rispecchia una realtà viva, concreta e attuale.
In uno stato di Pandemia, in cui ci troviamo, la lettura de L’ultima donna di Jacqueline Druga, può sembrare un libro profetico oppure horror, dipende dal punto di vista.
Ed invece, dal mio punto di vista, credo che sia una lettura azzeccata, per sensibilizzare quell’animo che ancora tentenna tra le proprie esigenze individuali e le disposizioni di prevenzione che sono stati dati, per proteggere la collettività dal diffondersi di un virus, che fa paura, che può essere fermato, ma che purtroppo uccide.

Non potevo muovermi o respirare. Potevo solo guardarmi attorno.
Ero in uno stadio di football. Sepolta sotto un’enorme montagna.
Una montagna alta fino a dove riuscivo a portare lo sguardo, composta solamente da cadaveri.
Era un incubo. Doveva esserlo.
Non ero intrappolata e gettata tra i rifiuti. Ero un numero 4.723.

Una lettura in cui è impossibile non immedesimarsi, il lettore in qualche modo ha vissuto il prima dell’avventura di Faye e ora le cede il testimone, in un risvolto apocalittico, in cui sicuramente non vorrebbe mai trovarsi.
E insieme a Faye inizia l’avventura, la ricerca delle risposte alle domande infinite: cosa è successo? Come si è sviluppata la malattia? Come sono finita in mezzo alla massa di cadaveri? E soprattutto come ho fatto sopravvivere? Ci sono altri come me?

In un mondo così triste e oscuro, fetido di morte, fummo in grado di trovare un aroma buono e sostanzioso a base di speranza.

Jetpack

In momenti di disperazione più totale, l’istinto di sopravvivenza è il motore che spinge Faye a trovare una forza dentro di sé che non credeva di avere, a mettersi in gioco e ad affrontare con coraggio le paure del momento, ma soprattutto le sue paure interiori, le perdite e il dolore di una vita passata e che non può tornare, e le cui ferite ancora sanguinano nel cuore e nell’animo.

Una volta scoperta la verità e trovata la possibilità di un riscatto, per Faye c’è una nuova sfida, una lotta interiore contro i suoi demoni, sconfiggersi e darsi una seconda possibilità.

Una scrittura scorrevole, descrittiva ma non pesante, fluida e accattivante, dallo stile molto cinematografico, in cui vengono forniti al lettore tutti gli elementi per vivere simultaneamente alla protagonista la storia, provando le stesse emozioni e non perdere indizi importanti per comprendere il quadro generale della storia.

L’autrice riesce ad affrontare un tema scottante e attuale in maniera semplice, senza però mai svalutarlo o sottovalutarlo, evitando così la caduta in luoghi comuni, ma invece portando anche una ventata di originalità nel percorso narrativo e lasciando un finale aperto, a cui potrebbe essere aggiunto un seguito.
Una lettura consigliata per gli amanti del genere, ma anche per chi vuole leggere un thriller dalle sfumature psicologiche ed emotive, dove il killer da sconfiggere è la paura, sapientemente manipolato dai sensi di colpa e dalla disperazione, colpendolo a colpi di speranza e voglia di vivere.

Vi aspetto alla prossima recensione!

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