Le rovinose di Concetta D’Angeli

Questa volta vi presento con piacere l’ultima opera di Concetta D’angeli, Le rovinose, romanzo che è un’acuta e dolorosa incursione nei meandri della violenza e di come questa possa originare dagli stereotipi, in particolare da quelli di genere.

Il libro, pubblicato il primo luglio da Il ramo e la foglia edizioni, ripercorre il passato di Silvana e Clara, amiche molto diverse per passioni, sogni e illusioni, le cui vite hanno preso strade divergenti. Intessendo con sapiente regia coloriti dialoghi, profonde riflessioni, brani di epistole ed eventi storici, Le rovinose evoca la brutalità che colpì l’Italia durante gli anni di piombo.

Aneliti autodistruttivi da un lato e necessità di emanciparsi dall’altro fanno da specchio a un paese in lotta con sé stesso, diviso e lacerato, creando un nitido affresco degli ultimi cinquant’anni di storia italiana.

Una lettera imprevista e inaspettata riporta Silvana, ormai adulta, alla giovinezza, alla turbolenta amicizia con Clara durante gli studi universitari e al tempo in cui vivevano in «un mondo tenebroso dentro e fuori di noi, dominato da passioni che non sapevamo decifrare e c’incalzavano».
Muovendosi sul franoso terreno dei ricordi il romanzo ripercorre il passato delle due ragazze le cui vite hanno preso strade divergenti, intessendo con sapiente regia coloriti dialoghi, profonde riflessioni, brani di epistole ed eventi storici.
Le rovinose evoca la brutalità che colpì l’Italia durante gli anni di piombo, raccontando la storia di due amiche tra loro molto diverse per ideali, sogni e passioni. Aneliti autodistruttivi da un lato e necessità di emanciparsi dall’altro fanno da specchio a un paese in lotta con sé stesso, diviso e lacerato.
Armata di cinepresa, Concetta D’Angeli si accosta ai suoi personaggi con una scrittura curata e plastica capace di accendersi dell’ironica cadenza toscana o, all’occorrenza, di farsi distaccata e riflessiva. Lo stile duttile e al contempo delicato conferisce alla narrazione vivacità e veridicità, dando vita a un libro che è un’acuta e dolorosa incursione nei meandri della violenza e di come questa possa originare dagli stereotipi, in particolare da quelli di genere.

CONCETTA D’ANGELI è nata a Cittaducale (Rieti) nel 1949, vive a Pisa dove ha insegnato Letteratura Italiana
Contemporanea e Drammaturgia teatrale. Studiosa di Morante, di Calvino, di Pasolini, di Blixen, di Weil, ha scritto numerosi articoli su riviste letterarie italiane e straniere, e ha pubblicato i volumi: Il comico. Contro la morale, la ragione, la morte, Il Mulino 1999 (con Guido Paduano); Leggere Elsa Morante, Carocci 2003; Forme della drammaturgia, UTET 2004. Nel 2016 ha vinto il premio del concorso letterario “Edizione straordinaria”, della casa editrice Pacini di Pisa, con il romanzo inedito Tempo fermo.

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Buona lettura!

Materiale fornito dalla CE ai fini promozionali.

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