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Iniziamo questo sabato con una recensione di un libro forte e importante. Avevo già letto e recensito Una stora imperfetta della nostra amica Teresa e ne avevo molto apprezzato sia la storia sia la scrittura e soprattutto gli argomenti tratti. Grazie alla disponibilità dell’autrice che ringrazio, che mi ha fatto dono di un altro suo libro, ho potuto leggere un’altra storia forte e delicata allo stesso tempo, che parla di uno di quegli argomenti che a molti lettori e scrittori non piace trattare: lo spettro dell’autismo e la sindrome di Asperger.

  • Titolo: La dodicesima stanza
  • Autrice: Teresa Antonacci
  • Editore: Les Flâneurs Edizioni
  • Genere: Narrativa Contemporanea
  • Data di Pubblicazione: 1 Giugno 2016
  • Prezzo:
  • e – Book 3,99 €
  • Cartaceo 10,20 €

Alina ha i capelli rossi, gli occhi verdi e un’intelligenza fuori dal comune: a due anni sa già leggere e contare. Ama sezionare chirurgicamente il mondo che la circonda e ascoltare le storie che nonno Giuseppe le racconta, mentre vagabondano tra i vicoli e gli scogli di Polignano.

È un’infanzia atipica, la sua, sempre in bilico fra genialità e disagio, tappe bruciate e bullismo incombente. Perché lei è sempre quella più piccola, quella più brava, quella più forte e fragile insieme. Pesce fuor d’acqua dai “superpoteri” intellettivi e sensoriali, con depressione e anoressia sempre in agguato. Fino a quando non arriverà Nicola a rompere la sua sfera di cristallo. Un amore tanto forte quanto socialmente inaccettabile che segnerà l’inizio della sua vita vera, della sua crescita obbligata, del suo precoce sbocciare in donna forte, capace di amare e di soffrire.

Questa è la storia di Alina e del suo modo di essere, con la sindrome di Asperger addosso, in un crescendo di emozioni “diversamente” provate tra Polignano, Milano e Parigi, per poi far ritorno al punto di partenza: la dodicesima stanza.

Per la prima volta da quando ho iniziato la mia attività di blogger trovo difficile recensire un libro… non perché sia brutto ma bensì perché è così bello, profondo e carico di emozioni che non so da dove iniziare per descriverlo, con la paura di sbagliare dicendovi troppo poco o dandovi troppe informazioni… beh io ci provo… ma vi consiglio assolutamente di leggerlo.

Lo spettro dell’autismo e la sindrome di Asperger sono due parolone di cui spesso la gente si riempe la bocca e sparando a vanvera definizioni di cui non conosce il significato, per farsi bella o semplicemente per paura di quello che rappresenta questa patologia e non malattia, come erroneamente di usa definire l’autismo. Sì, una patologia con tante di quelle sfumature, che accompagna dalla nascita alla morte l’individuo che n’è affetto, segnandogli la vita e determinando il suo approccio con la vita e con le persone, il suo modo di interpretarla, i problemi di empatia e socializzazione e nei casi più gravi un deficit cognitivo e anche disabilità estreme.

Non è una malattia. Dalla malattie con cure farmocologiche si guarisce. Dall’autismo non si guarisce.

Teresa ci ha raccontato la storia di Alina, ambientandola in un periodo storico non troppo lontano dal nostro presente, per far comprendere maggiormente quanto è difficile per una persona autistica vivere nella nostra società. Ogni momento della sua vita è inspiegabile, ma non per Alina, bensì per la sua famiglia che non riesce a comprendere le “stranezze” di questa bambina con un’intelligenza straordinaria e con una voglia di certezze, di sapere cosa significa ogni cosa, a cosa serva e che vive seguendo una routine ben scandita, dove ogni cambiamento come un’alterazione della propria normalità.

I genitori di Alina non la comprendono. I nonni non la comprendono. Gli insegnanti non la comprendono. E Alina non comprende il motivo di tale atteggiamento, visto che per lei il suo modo di analizzare le cose, sezionandole quasi frammento dopo frammento, conoscendole sino in fondo all’anima e percependole con una sensibilità diversa sono per lei la normalità.

Loro non concepivano che i libri fossero tutto il mio mondo: io chiusa nello specchio delle loro pagine, volavo pindaricamente, falciavo verdi prati, mungevo vacche e nutrivo agnelli, coltivavo fiori variopinti e multiformi con le farfalle a svolazzare, e mi immaginavo dai colori il loro profumo di zenzero, cannella e zucchero filato. Solo i libri mi accettavano così com’ero, senza se e senza ma…

Bisogno di accettazione e comprensione e soprattutto d’amore. Cosa c’è di diverso rispetto alle persone che vengono definite normodotate?

In maniera semplice e pragmatica, Teresa ci racconta e ci spiega Alina e tante altre persone come lei. E ci parla anche dell’altra faccia della medaglia, di Sara che nella storia è molto vicina alla protagonista e che non ha sua stessa fortuna di essere un Asperger.

Sì, avete capito ho definito la sindrome di Asperger una fortuna e precisamente una fortuna nella sfortuna.  Sono diventata pazza? No. Semplicemente conosco questa realtà lavorando a contatto con delle persone autistiche e ho visto entrambe le facce della medaglia… e se non vedi non puoi comprendere quanto siano diverse. 

Alina nonostante le tante difficoltà, riesce a laurearsi, ad avere una storia d’amore, una famiglia a crescere, maturare e vivere la sua vita. A trovare la sua dodicesima stanza, fatta di tante fini e di altrettanti inizi e cambiamenti. Sara e altri come lei non avranno questa possibilità, perchè non in grado di riuscire a badare a sè stesse e per questo affidati alle cure di familiari o tutori.

Ma in tutto questo parlare di diversità, solamente due cose sono simili sempre: il desiderio d’accettazione e la voglia d’amore. Le persone affette da autismo sono sincere e affettuose e ti donano il core con tutta l’anima, solo amore genuino senza se e senza ma, senza sotterfugi o doppi sensi, per loro non esistono le sfumature o ti amano o ti odiano. E noi? Noi dovremmo solo amarle e proteggerle e mai, ribadisco mai, prenderci gioco di loro o approffitarci della loro fiducia.

La dodicesima stanza è un libro forte, emozionante, delicato e istruttivo. Spendete un paio d’ore di tempo per leggere, per conoscere un modo di vivere intenso e schematico, che chiede solo di essere accettato e amato.

Il voto? Il massimo ovviamente ma credo che per tutte le emozioni che mi ha trasmesso non bastino solo i 5 Sussurri… Buona lettura.

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