Il Conde di Joseph Conrad

Carissimi amici e lettori, il secondo titolo di cui ho il piacere di parlarvi è il classico Il Conde di Joseph Conrad per la collana Gemme di Leone Editore.
Voi lo conoscete? Io l’ho letto per la prima volta e che dirvi? Ve lo consiglio assolutamente. Tutti i dettagli nella mia recensione. Buona lettura!

Copia cartacea fornita dalla CE ai fini promozionali

Il Conte protagonista di questo racconto è un anziano nobile innamorato
della città di Napoli.
Ogni anno, vi passa alcune settimane, per godersi la sua magnifica atmosfera, l’arte, l’architettura, il paesaggio.
Finché, un giorno, non si ritrova vittima di una rapina perpetrata da un esponente della Camorra.
L’esperienza, umiliante e inaspettata, lo spingerà ad abbandonare Napoli per sempre.

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Da quando Leone Editore ha iniziato a pubblicare i cartoromanzi classici, ho riscoperto con molto piacere alcuni autori che avevo studiato e letto gli scritti, durante il mio percorso scolastico, e anche autori – come in questo caso – di cui ancora non avevo letto niente.
Anche la possibilità di leggere sia in lingua originare che in italiano, mi ha invogliato a scegliere queste letture, sia per diletto personale ma anche per raccontare a voi lettori un po’ di letteratura classica in maniera diversa.

Joseph Conrad vive e scrive in pieno Impressionismo.
Se nella pittura, il pittore si predilige il compito di immortalare non solo la natura, il personaggio, ma soprattutto l’emozione del momento, con pennellate di colore ora cupe e profonde, poi lievi e delicate per rappresentare la complessità di un sentimento, nella letteratura ci sono molti autori che cercano di descrivere con le parole lo stesso concetto.

L’emozione non va nascosta, non è vergogno mostrare al pubblico la bellezza dei sentimenti.
E In Conde di Joseph Conrad è il perfetto esempio di un momento di cambiamento in tutte le manifestazioni artistiche.
All’inizio pacato, educato, composto, sempre preciso e competente nel suo dialogare, mostra il suo stato sociale senza ostentarlo, lo accenna, la fa intendere, ma mai per apparire superiore o denigrare il suo interlocutore, con modestia ed eleganza, come ci si aspetta da un uomo della sua posizione.

E l’autore non smette di sorprenderci. Il suo intendo è mostrarci anche le bellezze di Napoli, i panorami, il clima, il cibo, gli eventi e tutto quello che la rende unica e speciale, così cara al Conde.

Entrambi però non sono solo quello che vediamo, hanno un’ombra che fa parte della loro natura, coesiste e non deve essere dimentica.

Napoli così svela i personaggi cattivi che vivono tra le sue mure, pronti a dimostrare arroganza e a mettere solo paura a chi è attorno a loro, umiliandoli nel peggiore dei modi.

Il Conde ne è vittima e svela la sua indole più umana, quella che pochi conoscono.
La vergogna dell’atto subito, una tacita accettazione e tolleranza di tale gesto da parte dei cittadini, una normalità che lui non comprende.
E che riesce a cambiare prima lui, e poi il suo modo di vedere Napoli.

Il Conde è una storia di sfumature, di contrasti e di scelte.
Concentrato in un racconto breve, l’autore riesce a immortalare l’essenza di una città, delle sue bellezze, dei suoi abitanti, a farsi amare ma allo stesso tempo a non celare il suo lato più nero, e a suscitarne l’odio e il disprezzo in chi lo vede per la prima volta.

In ogni cosa, tutto coesiste: il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il bianco e il nero e un arcobaleno infinito di colori ed emozioni.

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