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Fuga di morte di Sheng Keyi

Carissimi amici e lettori, inizia oggi il Review Tour organizzato dal Blog, grazie alla collaborazione con Fazi Editore del libro Fuga di morte. di. Sheng Keyi. Un libro rifiutato in Cina per il suo contenuto controverso e pubblicato per la prima volta in inglese. Sicuramente il frutto di una mente coraggiosa, stravagante e colma di inventiva.

Copia digitale fornita dalla CE ai fini promozionali
  • Titolo: Fuga di morte
  • Autrice: Sheng Keyi
  • Editore: Fazi Editore
  • Collana: Le Strade
  • Data di Pubblicazione: 28 Novembre 2019
  • Pagine: 430
  • Prezzo:
  • e – Book 12,99€
  • Cartaceo 18,50€
  • Disponibilità: Fazi Editore / Amazon & iTunes

Sulla piazza principale di Beiping, capitale dello Stato di Dayang, un giorno compare un enorme escremento a forma di pagoda: un atto dissacrante, che fa esplodere le gravi tensioni sociali latenti da tempo, innescando un movimento di protesta guidato da poeti e intellettuali.

Yuan Mengliu, giovane e rispettato poeta, vive però una crisi profonda. Da un lato si dimostra incapace di sopportare la violenza della rivolta e della sua repressione da parte del governo, dall’altro non riesce ad abbracciare gli ideali rivoluzionari della sua compagna Qi Zi, la quale si afferma invece come leader della protesta.

Quando la ragazza scomparirà in circostanze misteriose, Yuan Mengliu, ormai abbandonata la poesia e diventato un chirurgo, si metterà alla sua ricerca. Dopo anni di viaggi, si ritroverà in un luogo sperduto chiamato Valle dei Cigni: un mondo utopico apparentemente perfetto che si rivelerà invece sottoposto a imposizioni ferree dall’alto, dove ogni aspetto della vita è regolamentato ai fini del benessere dello Stato, con tragiche conseguenze.

Rifiutato in Cina per il suo contenuto controverso e pubblicato per la prima volta in inglese, Fuga di morte rappresenta il coraggioso tentativo da parte della sua autrice di confrontarsi con l’eredità della protesta di Tienanmen e della sua aspra repressione. Sheng Keyi costruisce due immagini contrapposte di deriva totalitaria e, misurandosi con il tabù che aleggia sugli eventi del 1989, si afferma come una delle voci più interessanti della narrativa cinese contemporanea.

Il Rivoltoso Sconosciuto. Così è chiamato il misterioso protagonista di questa foto, un giovane coraggioso e anonimo che si oppose al passaggio del plotone dei carri armati Tipo 59 e salì su di essi per parlare con i soldati che li guidavano, durante la protesta di piazza Tienanmen, a Pechino tra il 15 aprile e il 4 giugno del 1989.

Il Rivoltoso Sconosciuto

Tutti abbiamo visto almeno una volta questa immagine, ma sappiamo cosa sia successo veramente a Pechino durante la Primavera democratica cinese?
Affrontando la lettura di questo libro, devo ammettere che mi aspettavo altro, di sicuro non di essere catapultata proprio nel vivo di una forte tensione politica e sociale, che vede il suo culmine in una protesta, che per quanto necessaria e ovvia venne messa a tacere e repressa drasticamente dal governo cinese; mentre nel resto del mondo infervorarono già gli animi agitati di chi lottava a gran voce per i diritti umani e la libertà di espressione, e si rivoltavano contro poteri politici che avevano lenito per troppo tempo la libertà del popolo.

Inizialmente, ci viene presentato il protagonista del libro Yuan Mengliu con un’attenta descrizione fisica e caratteriale, e questo mi ha portato a pensare che il libro fosse una sorta di storia autobiografica che raccontava questi anni di repressione in Cina, le conseguenze della rivolta e il susseguirsi dei cambiamenti avvenuti a livello nazionale e internazionale nel contesto politico ed economico.
Ed invece mi sbagliavo.
L’autrice con questa sua scelta stilistica, vuole invece introdurci al suo mondo. Un contesto politico e culturale, che la nostra generazione ignora, ne ha conoscenza solo magari tramite gli studi scolastici (se non sono cambiati i programmi) dove i più semplici diritti umani non esistono, dove la libertà – soprattutto quella di espressione – è un miraggio.
Ovviamente il suo scritto suscita scalpore, incredulità e non può essere una denuncia diretta, e aggira l’ostacolo raccontando di un mondo simile, storicamente più lontano ed evoluto, che comunque ha visto il verificarsi degli stessi dissensi, delle stesse polemiche e ribellioni, della stessa repressione da parte delle forze politiche.

“In quell’epoca di instabilità e carenza di beni materiali, la gente comune nutriva grandi aspettative verso i giovani intellettuali e faceva di tutto per tutelarli e prendersene cura.”
“La verità è nelle mani di pochi. Di questo passo, un giorno arriveranno a nasconderci persino il sole che sta sulle nostre teste».”

La gente comune soffre. Soffre nel corpo per la scarsità dei beni materiali, ma anche per l’instabilità politica e culturale a cui assiste quotidianamente. Tutto è diventato un business, chi ha più soldi ha di più e vive meglio degli altri.
La vita stessa è una lotta continua per sopravvivere, tenendo la testa bassa per non attirare l’attenzione su di sé e incappare in arresti o diventare un problema da eliminare.
Ma c’è chi vuole invece reagire e combattere, per sovvertire il sistema, per creare un nuovo meccanismo che possa rendere agli uomini l’uguaglianza, il rispetto e la libertà.

“La democrazia è il più grande impulso alla sopravvivenza della vita umana, la libertà è un diritto inalienabile dell’uomo, ognuno di noi ha il diritto di conoscere la verità”

Con queste parole Qi Zi cerca di portare avanti il suo pensiero scientifico, volto alle novità, alle trasformazioni per migliorare la vita degli uomini e della patria in generale, e diventa punto cardine del partito, nonché protagonista dei tumulti, fino a sparire, dalla vita di Yuan e dalla scena politica del paese.
E allora, inizia così un viaggio di ricerca: quello di Yaun alla ricerca della donna che ha amato. Cos’è stato il loro amore? Un motore verso la felicità? Un’illusione o la base per qualcosa di inimmaginabile?
Yuan finisce in una misteriosa cittadina: la Valle dei Cigni.
E così viene messo di fronte a una nuova sfida: trovare l’imperfezione in una società perfetta.
Ma può esistere la perfezione in qualcosa costruita dagli uomini? La perfezione non è di Dio?
Se non si deve pensare al procurarsi cibo, soldi e altri beni, perché tutto è a disposizione di tutti in egual misura e senza differenze, allora in questo mondo utopico di cosa ha bisogno l’uomo?

“La poesia è l’anima della Valle dei Cigni, a quanto pare si trova nel posto giusto».”
“Secondo lei c’è più bisogno di curare le malattie del corpo o quelle dello spirito? Quali tra le due sono le più dannose?”
“Quando un paese perde il senno, spetta agli intellettuali intervenire.”
“Se il materialismo dilaga, si perdono i valori morali, gli uomini fanno false promesse e il mondo si riempie di finti cristiani…». Si lanciò verso la libellula seguendola nella sua traiettoria.”
“Ognuno svolgeva sia lavori manuali sia intellettuali, non esistevano discriminazioni legate alla professione, tutti”

Yuan ha trovato il paradiso in terra? Una città perfetta per una vita perfetta, dove non esistono problemi da risolvere, dove l’unico pensiero è scrivere una poesia o decantare la propria conoscenza, dove ogni attimo della giornata è scandito da una routine ben precisa, ogni decisione presa da un essere superiore e a uomini e donne non resta che … accettarlo, annoiarsi e morire giorno dopo giorno.
Che cosa è cambiato rispetto al suo paese di origine per Yuan? È davvero libero? O più prigioniero di prima?
Eppure nasce dentro di lui la consapevolezza di ribellarsi, lottare contro quel regime che per quanto ideale, rappresenta l’infelicità, e non può essere tollerato.
E così la seconda parte del libro da denuncia contro un regime si trasforma in incoraggiamento verso tutti a ribellarsi alle ingiustizie e alla sottomissione che non è sinonimo di libertà, a trovare il coraggio di alzare la voce ed esprimere il proprio pensiero, a lottare per la propria vita e decidere anche della propria fine, dove il giusto e sbagliato per quanto possano essere canonizzati restano comunque una parte soggettiva della vita di un individuo.
Le regole devono esistere per guidare e tutelare i diritti un popolo, per dare prestigio alla sua cultura, per renderlo un esempio da morale e costituzionale agli occhi degli altri, ma non per privarlo della propria dignità.

Una lettura drammatica, originale, introspettiva, con molti riferimenti alla situazione politica della Cina della fine degli anni Ottanta, che ci fanno comprendere anche quanto noi siamo stati fortunati a non dover lottare per riuscire ad aver democrazia, diritti e libertà, ma che ci pone davanti ad una domanda importante: sapremo lottare qualora fosse necessario per difenderli e non farceli portare via?
E con questa domanda spinosa, vi lascio consigliandovi la lettura del libro, andando oltre la storia in sé ma soffermandovi sul profondo messaggio che la sapiente penna e fantasia dell’autrice vuole trasmettere.

Buona lettura a tutti!

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