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Eredità di Vigdis Hjorth

Un libro super premiato e osannato dalla critica internazione Eredità di Vigdis Hjorth è veramente come tutti lo descrivono? Oggi per tutti voi amici e lettori, la mia review del libro, offerto gentilmente da Fazi Editore.
Buona lettura!

Eredità di [Vigdis Hjorth]
Copia digitale fornita dalla CE ai fini promozionali

Quattro fratelli. Due case a picco sul Mare del Nord.  Un dramma familiare sepolto nel silenzio da decenni.
Tutto comincia con un testamento. 
Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori, mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. 
Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima. 
Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. 
Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile.

Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo scriveva Lev Tolstoj in Anna Karenina. Citazione assai appropriata per la famiglia descritta da Vigdis Hjorth nel suo romanzo Eredità.

Le questioni sorte in merito alla divisione dell’eredità di famiglia celano segreti, rancori, sensi di colpa, vergogna, verità nascoste o conosciute e volutamente ignorate, odio, desiderio di vendetta, che non possono essere per sempre rinchiusi nel fantomatico vaso di Pandora.

Dopo che avevo chiuso con loro, mia madre mi aveva telefonato molte volte, era prima dell’avvento dei cellulari, quindi non sapevo mai chi fosse all’altra estremità del telefono. Mi chiedeva il motivo per cui non volevo vederla, come se non lo sapesse, mi poneva domande impossibili: Perché mi odi quando sei la mia prediletta? Le avevo risposto un numero infinito di volte che non la odiavo fino a quando avevo cominciato a farlo per davvero, glielo avevo spiegato e rispiegato, avrei dovuto ripeterglielo per l’ennesima volta pur sapendo che tanto, alla prima occasione, sarebbe stato lo stesso, come se io non avessi mai fornito spiegazioni, con il risultato di sentirmi nuovamente rifiutata e respinta?

Che cosa porta una figlia ad allontanarsi dalla famiglia d’origine? Condividere l’affetto dei genitori con altri fratelli e sorelle non è facile, si vuole sempre avere tutte le attenzioni per sé, essere al centro dei loro pensieri, primeggiare e soprattutto sentirsi accettati e voluti bene.

La protagonista vive tutte queste sensazioni: è la prediletta dei genitori, la madre ha un’ossessione morbosa nei suoi confronti, e ha ricevuto premio molte più cose rispetto ai fratelli. Allora c’è da chiedersi perché odia la madre? Perché odia il padre? Perché si è allontanata da loro?

Per via della delusione e della tristezza che avevo provocato ai miei genitori con la mia rottura ero preparata a essere diseredata. Se, contro ogni aspettativa, avessero deciso di non farlo, sarebbe stato soltanto perché, a livello d’immagine, non era una bella cosa, loro invece volevano che la facciata fosse perfetta.

Di riflesso, i fratelli e le sorelle subiscono la preferenza della figlia maggiore, ne conoscono il motivo o lo ignorano? Eppure hanno un atteggiamento diverso, alcuni preferiscono accettare le ricompense – premio per sopperire alle mancanze delle stesse attenzioni, altri invece si ribellano e come tali vengono messi alla gogna.
Fino all’ultimo, al momento della divisione della tanto agognata e odiata eredità, viene a galla l’ultima ingiustizia, portata a termine non per rendere giustizia, ma bensì per l’ennesima volta per tacere la verità, per farla dimenticare, per mantenere quella facciata di famiglia perfetta e felice che è dovuta alla società.

Eppure più la si costringe in una gabbia dorata, più la verità abbatte le pareti della sua prigionia e liberandosi urla a gran voce le sue ragioni.

Tremavo al pensiero di quell’attimo doloroso di verità che mi avrebbe stravolto e squassato, forse lavoravo inconsciamente per accelerarne l’avvento, per affrontarlo e superarlo, vista la sua ineluttabilità.

La protagonista trova il coraggio di parlare, di raccontare, di mettere a nudo la sua anima, di fronte all’ennesimo puro di indifferenza e incredulità, passando per bugiarda, invitando a dimenticare, a voltare pagina e a prendersi la sua eredità, per chiudere con la questione, con quel passato che solo per lei è stato così orrendo.
Si può comprare tutto con soldi e bei regali? Si possono rimarginare così le ferite? Si possono perdonare le nefandezze subite?

Non si può perdonare ciò che non è stato oggetto di ammissione!
Pensavo che sarebbero stati in grado di ammettere quello che era successo?

E finalmente si arriva al nocciolo della questione!

L’animo umano ha grandi capacità di odio e amore. Può sopportare di tutto, perdonare e andare avanti e, con il tempo, lenire il dolore e non esserne assuefatto, ma rilegarlo in un angolo disperso della memoria.

Ma come si fa a perdonare qualcosa per cui non si chiede scusa e peggio ancora, si è consapevoli del suo accaduto se non complici, e tuttavia si nega la propria colpevolezza, facendo ricadere sulla vittima l’accusa di mentire?

Ha inizio così uno scontro generazionali tra Bergljot e sua madre, una lotta continua in cui nessuna attenzione o regalo offerto può guarire Bergljot, né toglierle il dolore e la vergogna.
Bergljot odia la madre per non essere stata una madre, per non aver fatto la prima cosa essenziale che una madre deve sempre fare: proteggere sua figlia da tutti.

La storia di Eredità è un viaggio tra i meandri della mente di Bergljot che cerca di trovare in sé le risposte alle sue insicurezze, il coraggio per affrontare la verità, di combattere il suo carnefice e annientare il potere che ancora ha su di lei. Bergljot desidera ricevere rispetto per il suo dolore e non indifferenza, perché lei ha sofferto sia per azioni nefande subite sia per la verità omessa in merito.
Chiede l’ammissione di colpa e con essa una spiegazione plausibile a tutte le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, che l’hanno reso la donna che ha aperto il vaso di Pandora, liberandone tutte le bugie in esso contenuto.

Una storia struggente, drammatica, quasi irreale, ma così vera da essere inaccettabile.
Solo chi ha vissuto un’esperienza come quella di Bergljot, può rivivere pagina dopo pagina la sua storia, condividendo le sue scelte, avendo voglia di abbracciarla per darle quel conforto mai ricevuto e per lottare insieme a lei per avere giustizia.
Per chi pensa che sia una storia impossibile, si ricordi che ogni famiglia cela un segreto, sta ai suoi componenti decidere se rivelarlo o continuare a mentire per sempre.

Alla prossima Review!

2 thoughts on “Eredità di Vigdis Hjorth
  1. Avevo letto la trama ma non ero proprio sicura facesse per me e ora sinché avevo ragione. Non sono perni libri psicologici anche se mi incuriosiscono, ho sempre il timore che mi annoino. Recensione molto bella!

    1. Sinceramente dalla trama non mi aspettavo che fosse così forte e struggente. Entri nella mente della protagonista, rivivi le sue emozioni e anche la sua confusione, e alla fine provi pena per lei, perché la sua famiglia non riconoscerà mai il suo dolore e rappresenta uno spaccato fin troppo comune della realtà, nella quale si preferisce tacere.
      Non è una lettura che annoia, ma sicuramente non è facile. Sono contenta che la recensione ti sia piaciuta. Grazie

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