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E il resto è vita di Maria Campanaro

Il cuore di Alba perse un colpo. Un’ondata di emozione le accese le gote. La sua mano, ignorando il veto del cervello, si allungò fino ad accarezzargli una guancia, con febbrile lentezza. Poi si ritrasse come se si fosse scottata.
Contemporaneamente scattarono in piedi.
– Forse è meglio che tu vada – disse lui, cercando di controllare la voce.
– Sì… È meglio – fece Alba, ma per tutta risposta i loro occhi si intrecciarono
ancora, e in quella corrente tormentosa di sguardi si fermò il tempo.
Il bacio cominciò al rallentatore, sospeso tra il passato bruscamente spezzato e il presente pieno di rimpianti, sospeso tra costernazione e smania. Alba perse ogni cognizione spazio-temporale nell’istante in cui le loro labbra si ritrovarono e si riconobbero, come parti di una cosa sola.
Poi Stefano la staccò da sé, quel tanto per guardarla in viso, lasciando che la voce gli uscisse soffocata e malferma: – Cara… ascoltami… Devi andare via, adesso, hai capito? Vattene via, subito, per favore.
– Sì, devo andare via… – Con un singhiozzo si strappò dalle sue braccia, come se stesse rinunciando a un organo vitale. Gli girò le spalle e convulsamente raggiunse la porta. Ma il suo cuore… Il suo cuore la stava implorando. Ed era una preghiera disperata, straziante che le
arrecava un dolore fisico insopportabile e che la voce imperiosa della ragione cercava di dominare, martellando: “Non voltarti. Non voltarti. Non voltarti”. Alla fine si voltò.
Era ancora immobile nella posizione in cui l’aveva lasciato. La guardava e, che gli piacesse o meno, in quel momento, con quello sguardo, come il suo cuore, la stava implorando.
Si lanciò in avanti e lui la raccolse tra le braccia, stringendola a sé quasi con
violenza. Le loro labbra si cercarono, ancora e ancora, e ogni bacio era diverso e più esigente, perché esse volevano sempre di più, per ogni singolo giorno passato divise.
– Aiutami, Stefano! Sono disperata… Non riesco a scacciarti dal mio cuore –
singhiozzò lei.
– Nemmeno io, amore, ci riesco con te.
– Però ci ho provato. Giuro sulla mia vita che in tutti i modi, tutti i giorni ci ho provato. – Le lacrime presero a scivolarle oltre le ciglia.
– Lo so, cara, lo so. Non piangere, ti prego. – Si sporse ad asciugarle gli occhi con i baci. Poi la contemplò, lasciando che, finalmente e desolatamente, il sentimento che provava per lei si mostrasse in tutto il suo colpevole fulgore.
– Questa sera, solo per questa sera, io voglio tornare a essere la tua donna.
Soltanto la tua donna – sussurrò Alba, gli occhi sempre fissi nei suoi. Si tolse la fede e la gettò nel calice vuoto…

Nel complesso una bella storia, un intreccio interessante e un messaggio molto particolare: ogni scelta ha delle conseguenze, ma siamo in grado di affrontarle e prenderci le responsabilità che ne derivano? Che senso ha soffrire e far soffrire gli altri per una scelta sbagliata e la mancanza di verità?
A voi l’ardua risposta.

Maria Campanaro è nata a Foggia nel 1976, risiede ad Asti ed è laureata in Scienze politiche. Ha sempre svolto mestieri impiegatizi. La sua passione per la scrittura è strettamente legata a quella per la lettura, che la pervade dalla più tenera età. Ama inoltre i viaggi, la musica, il cinema, le serie tv
ben congegnate, la buona cucina e tutto ciò che è arte e creatività.
Ha pubblicato il suo primo romanzo, Nessun porto nella nebbia, di genere storico-sentimentale, con Triskell Edizioni.

Buona Lettura!

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