Cuori vuoti di Juli Zeh

Carissimi amici e lettori, la giornata si conclude con la review del romanzo Cuori vuoti di Juli Zeh per Fazi Editore.
Un titolo provocatorio per una storia ambientato nel 2025: un futuro così vicino che sembra si possa già intravedere da alcuni meccanismi politici ed economici in corso. Un futuro che ha possibilità di verificarsi così com’è raccontato nel libro.
Siete curiosi di sapere cosa ne penso? Allora, vi lascio alla recensione. Buona lettura!

Copia ARC fornita dalla CE ai fini promozionali

Germania, 2025: un futuro prossimo ancora più incerto del presente. In un’epoca post Trump, Brexit e Frexit, il paese è sconvolto da una crisi finanziaria globale, da migrazioni di massa e dal trionfo di un movimento ultrapopulista che è salito al governo. Disillusi e pragmatici, Britta e il socio Babak si sono affermati con successo: insieme hanno fondato uno studio di counseling alternativo, il Ponte, che li ha resi ricchi. Fortunatamente, nessuno sa bene cosa ci sia sotto: dietro un’apparente normalità, Britta e Babak tentano di intercettare soggetti inclini al suicidio grazie a un algoritmo e, ai più determinati, offrono la possibilità di morire per una giusta causa con azioni eclatanti ma programmate in modo quasi chirurgico. Le cose vanno a gonfie vele – fra i clienti del Ponte c’è anche l’ISIS – e Britta si pregia del fatto che, grazie al suo studio, ha messo fine all’anarchia terroristica. Fino a un misterioso attentato all’aeroporto di Lipsia: quando il Ponte intravede la minaccia di una concorrenza pericolosa, Britta fa tutto il possibile per eliminare gli sconosciuti avversari. Ma li ha sottovalutati.
Feroce romanzo distopico e al tempo stesso avvincente thriller politico, Cuori vuoti esamina questioni urgenti dipingendo lo scenario inquietante di una società totalmente votata all’efficienza e in cui l’empatia non è contemplata: Juli Zeh conferma il suo talento nello sviluppare grandi temi di attualità in una narrazione che lascia ampio spazio all’approfondimento psicologico senza mai perdere il suo ritmo serrato.

Il 2025 non è lontano, praticamente è dietro l’angolo, pochi passi e ne festeggeremo il suo arrivo, sperando di lasciarci alle spalle tutto ciò che in questo periodo affligge l’intera umanità. Ma cosa potrebbe aspettarci? Siamo pronti a un mondo senza la cronaca giornaliera di attentati terroristici, di potenze sconfitte e crisi finanziaria che hanno cambiato il modo di vivere della popolazione consumistica mondiale?

Il ventunesimo secolo è quello delle città di media grandezza e di media importanza che ubbidiscono fin nei minimi dettagli alle leggi del pragmatismo.
C’è tutto, ma non in misura eccessiva, e il poco è abbastanza: abitazioni alla portata di tutti, strade ampie e un’architettura che non disturba.

Anche il concetto di suicidio cambia significato.
Non più un atto autolesionistico estremo e individuale, espressione di un grave disagio psichico, ma usato come mezzo per il reclutamento della bassa manovalanza per quelle associazioni che dietro la facciata di adeguamento ai nuovi meccanismi pacifici politici, si adoperano per ribaltarla a proprio favore. E sono quindi alla ricerca di persone pronte a immortalarsi per una giusta causa, vendendo la propria vita per un falso ideale.

In verità si potrebbero tappezzare intere pareti con le tesi sul fenomeno dei suicidi. Paura del futuro. Burnout. Fine della separazione dei ruoli. Seconda crisi finanziaria. Disgregazione dell’Europa. Indifferenza nei confronti delle classi più deboli. Maggiore discriminazione verso gli emarginati. Cattiva alimentazione. Solitudine. Scarso movimento. Decadenza. Senso di colpa. Il fallimento dei genitori degli anni Novanta nell’educare i figli.
«Non abbiamo idea di chi siamo. Di chi vogliamo essere o di chi dovremmo essere».

Britta e Babak si ritrovano in mezzo a questo gioco, facendo da tramite tra queste associazioni e possibili candidati, con il Ponte; valutando candidati e addestrandoli all’atto estremo.
Ovviamente le invidie, le rivalse, la voglia di emergere non sono stati cancellati e c’è chi trama alle loro spalle chi vuole usare i loro stessi mezzi per contrastarli e prenderne il posto, solo per il gusto di farlo, senza comprendere quanto possa essere invece importante il ruolo che svolgono: dare un senso alla vita di quegli uomini e quelle donne che non hanno niente da perdere.

E contrapposta a questa vita estrema, misteriosa e intrigata, c’è la famiglia di Britta fatta di cene con gli amici, pomeriggi al parco giochi con la figlia e aperitivo con la migliore amica, quasi una vita noiosa e schematizzata, senza emozioni, ripetitiva. Ma che invece si dimostra l’unico elemento vitale ed essenziale, senza il quale Britta non esiste e che deve essere protetto da tutto, la ragione per cui vale la pena lottare.

Sicuramente una storia paradossale ma che potrebbe essere vera, in un momento in cui adolescenti muoiono per vincere una challenge sui social, o vendono il proprio corpo per una ricarica del cellulare, o partecipano a violenze di gruppo per avere più visualizzazioni su un video.

Perché dovrebbe apparire strano un futuro come quello descritto in Cuori Vuoti?

Una storia forte, drammatica, che lascia senza fiato e senza possibilità di ribattere che non accadrà mai una cosa del genere alla nostra generazione, ai nostri figli o a noi. Ma come possiamo affermarlo? Dobbiamo avere paura delle trasformazioni che stanno avvenendo nella società moderna e l’incidenza della pandemia in corso potrebbe portare a un futuro che di dispotico ha poco.

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Alla prossima review!

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