Come delfini tra pescecani. Un’indagine per i cinque di Monteverde di François Morlupi

Carissimi amici e lettori, oggi ho il piacere di partecipare al review tour di un singolare titolo Come delfini tra pescecani. Un’indagine per i cinque di Monteverde di François Morlupi per Salani Editore. Conoscete già i cinque di Monteverde? No? Io vi consiglio di dare una possibilità a questo strampalato commissariato di Roma, un po’ fuori dal normale che racchiude in sé una varietà di persone, che poi tanto difficile da incontrare nella vita di tutti i giorni non è. Buona lettura!

È un ottimo poliziotto, il commissario Ansaldi, anche se da tempo immemore soffre di ipocondria e di attacchi d’ansia che rendono complicate anche le attività più semplici, nella vita come nel lavoro. Per fortuna il quartiere al quale è stato assegnato, Monteverde, è un’oasi di pace nel caos della capitale: un posto tranquillo, dove non succede mai niente. Forse è per questo che sotto il suo comando sono stati destinati altri quattro soggetti “particolari”, come ad esempio Eugénie Loy, il suo braccio destro, che soffre di un disturbo antisociale della personalità che la rende apparentemente insensibile, una “portatrice sana di disperazione” come la definiscono i colleghi, che però riconoscono in lei ottime doti investigative. Sono così, i Cinque di Monteverde: uomini e donne alle prese con le loro debolezze, ma capaci, insieme, di trasformarle in forza. Un venerdì pomeriggio, un ultraottantenne vedovo e solitario viene trovato senza vita nel proprio appartamento, con un cappio al collo. Si direbbe un caso facile, il classico suicidio. Ma qualcosa non quadra ad Ansaldi e ai suoi, e quel piccolo dubbio si trasforma, nel volgere di pochi giorni, in un’indagine che turberà non solo la quiete di Monteverde ma anche le stanze della politica. Demolendo con sarcasmo graffiante lo stereotipo del poliziotto supereroe, Morlupi ha saputo dare un volto credibile a chi per mestiere affronta il crimine, alternando intuizioni fulminee a epiche figuracce.

Ammettiamolo, se ci viene proposto di leggere un giallo italiano, scatta in noi subito uno schema mentale a cui fare riferimento per quanto riguarda i possibili personaggi coinvolti da entrambi le parti in causa e sulla possibile storia che faccia da background.

I cinque di Monteverde, di questo strampalato commissariato romano sono tutto tranne quello che vi aspettate. Il rigido addestramento e la perfetta preparazione, il rispetto delle regole e dei protocolli, la sapiente arte della ossequiosità politica ed istituzionale, lasceranno il posto alla mancanza di particolari doti investigative se non in casi eccezionali – come in questa storia – e mentalità da italiano medio legato ad un posto statale solo per assicurarsi uno stupendo fisso e puntuale, di cui quasi non prova nemmeno orgoglio.

Uomini e donne così particolari che vi chiederete in quale manicomio siete finiti e vorrete uscire a controllare, da fuori, se veramente vi trovare in un commissariato.

E proprio personaggi imperfetti, caricature esasperate ed estremizzate per far emergere il peggio da ognuno di loro, riescono in qualche modo invece a tenere il lettore legato alla storia, a chiedersi chi tra quei “pazzi” riuscirà ad avere l’intuizione geniale che porterà una svolta alle indagini.

A volte comprendere i personaggi e perché l’autore li ha messi insieme, cercando il nesso logico della loro coesione, è il miglior modo per avere tra le mani una storia diversa, che vuole dire molto di più di quello che leggiamo, che vuole spingere il lettore ad osare esso stesso a non essere mediocre, a non nascondere dietro la sua “diversità” ma a renderla il suo punto forte, il suo tratto di riconoscimento, il suo cavallo di battaglia nella lunga esibizione della vita.

Subscribe to blog newsletter
You will receive a notification to the publication of a new article

In qualche modo le indagini riescono a percorrere la giusta via, anche se i vari protagonisti fanno di tutto per usare uno dei loro “punti di forza” per deviarli o per renderle più contorte di quanto non siano. E alla fine riescono a dimostrare che la varietà di carattere e attitudini, il coraggio di mostrarsi per se stessi senza timore di essere giudicati, può renderci dei veri eroi.

Il cattivo della storia? L’abbiamo capito tutti sin dall’inizio che apparteneva a quel mondo, I cinque di Monteverde ci arriveranno con i loro tempi, ma ci arriveranno e sarà divertente scoprirne il come.

Sostieni il blog! ⬇️⬇️⬇️

Alla prossima review!

Copia ARC omaggiata dalla CE ai fini promozionali

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.