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Black Mirror è una serie televisiva prodotta per Endemol e che al momento è possibile seguire su Netflix che ha avuto grande seguito e ha fatto parlare di sé. Arrivata in Italia solo nel 2012 grazie a Sky Cinema 1 non ho avuto la possibilità di seguirla anche se il titolo e l’ambientazione ha sempre stuzzicato il mio interesse. Grazie al canale streaming di Netflix… l’ho potuta seguire e ne sono rimasta colpita e sconvolta allo stesso tempo, sicuramente mi ha fatto riflettere e non poco, e mi ha lasciato con un serie di domande, che sebbene nella serie possano trovare risposte, queste risposte non sono molto confortanti né rassicuranti.

Dalle foto potete vedere solo 4 dei tanti attori conosciuti e bravissimi di cui è formato il cast della serie, e posso solo dirvi che ogni ruolo sembra scritto proprio per l’attore o per l’attrice che lo interpreta, gli calza addosso alla perfezione, e l’artista di turno è stato bravo a riuscire a farlo proprio, a trasmettere gli stati d’animo e a volte a riuscire a rappresentare scenari assurdi, come se fosse la normalità della vita comune.
Perché di vita normale in un futuro in cui i problemi di attualità, politica ed economia, in cui si intromettono prepotentemente le nuove introduzioni tecnologiche è il fulcro di tutta la serie.

L’introduzione di nuove tecnologie che si fondono all’essere umano dovrebbe aiutarlo a rendere la sua vita al top 🔝🔝🔝, semplificandola ai limiti dell’impossibile ed invece non è così.
Si annida nel cuore dell’essere umano, destabilizzandolo e devastandolo, influenzando ogni attimo di vita. Per fino i semplici rapporti familiari sono scanditi ora dopo ora dalla sua influenza, diventando il mezzo per controllare tutto, per non dimenticare, per rivedere i ricordi, per vivere in funzione della propria popolarità, per punire i crimini commessi e per vivere una seconda vita – quella che non abbiamo avuto – dopo la morte.

Le risposte inquietanti a cui accennavo. Black Mirror non fa che enfatizzare all’estremo delle azioni che oggi per noi sembrano banali e senza conseguenze, come lasciare un like ad una foto di un amico sui social, controllare quanti follower abbiamo e di conseguenza quanto siamo “famosi”, controllare con app dedicate dove i nostri amici si trovano, seguire i reality tv per divertirsi e per soddisfare il bisogno di “guardare” le vite degli altri in situazioni particolari.
E la serie TV mette in evidenza proprio questo: cosa siamo disposti a fare per 1 ora di notorietà? Quanto è insita in noi la voglia di controllare tutto e tutti? Si può avere il potere di vita o morte nei confronti di altri essere umani?
A me fa paura pensare al mondo che viene rappresentato da Black Mirror. Per quanto ami la tecnologia, non concepisco vivere in funzione di essa. A me non interessa quanti like ho in una foto… se ne metto una su un social o pubblico un articolo sul blog lo faccio solo perché mi va di farlo.
Se gli altri lo apprezzano, lo condividono o iniziano una discussione costruttiva e di confronto, ne sono felicissima in quanto vuol dire che ho trasmesso qualcosa e che ho dato uno spunto di riflessione.
La serie TV invece dimostra che molta gente sta diventando schiava della tecnologia, e mostra che non comprendendola la usa in maniera errata.

Ogni innovazione dovrebbe essere d’aiuto e supporto per rendere piacevole la nostra esistenza o per aiutarci nelle situazioni difficili, e mai sostituire la vita reale con una fittizia. Purtroppo la svogliatezza umana, l’incapacità di distinguersi tra la massa, di adeguarsi a quello che fanno tutti, non poterà a niente di buono.
Siamo essere intelligenti ma fin troppo spesso preferiamo essere mediocri o scadenti per adeguarci ed essere accettati dal mondo, ma nessuno pensa che il mondo ci accetta per quello sin dalla nascita, perché siamo così e basta, e la serie TV ce lo mostra… per quanto possiamo nasconderci dietro uno specchio, prima o poi il nostro io sarà mostrato alla luce.

Black Mirror è una serie forte, drammatica, realistica e a volte crudele. Consiglierei a molti ragazzini che si atteggiano a boss della situazione di vederla e comprendere il suo messaggio.
La consiglio ai genitori, per comprendere i figli a cui per quanto vicini si possa essere c’è sempre un distacco generazionale a separarli gli uni dagli altri, per avvicinarsi a un mondo che non conoscono ma che caratterizza l’intera esistenza della propria prole.
Un consiglio in più: non guardatela al buio.

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